“Il tempo è prezioso | chi ha tempo non aspetti tempo | il tempo è denaro”.
E, soprattutto: “il tempo perduto non si riacquista mai”.
Eppure, di tempo, in azienda, se ne perde troppo in compiti con poco senso e poca efficacia.
In mail condivise e magari nemmeno lette, in archiviazioni e sotto-archiviazioni inutili, in telefonate e call lunghissime che, con un po’ di allenamento alla sintesi, si potrebbero risolvere… nella metà del tempo.
Lavorare tanto non significa lavorare bene.
E, dunque, nel mondo si stanno studiando delle modalità per ottimizzare le ore lavorative.
Da una ricerca dell’Università di Cambridge, condotta su di un programma pilota, risulta che il 92% delle aziende dichiara di aver sposato il nuovo orario.
L’apprezzamento arriva proprio dai dipendenti: meno esauriti, meno stressati, meno malati.
In molti hanno sottolineato che avere tre giorni da dedicare alla famiglia e alle faccende domestiche, regala loro una pausa più lunga… e tanto tempo migliore.
In Europa, si stanno testando altre possibilità.
Venerdì corti, contrazione effettiva delle ore o modalità ibride come quella della Banca Intesa San Paolo, in Italia, che ha ridotto le ore settimanali da 37, 5 a 36. Comprimendole, però, in 4 giorni di 9 ore ciascuno.
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Ma, ancora una volta, sarà il tempo a dirci come (e soprattutto “se”) potranno modificare e velocizzare le mansioni di tanti. Senza (possibilmente) rendere superflue intere tipologie di figure professionali.
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